LITURGIA

Prendersi cura della Liturgia

Ancora troppo spesso si incontrano persone impegnate nella Liturgia, ma che fanno anche altre cose e, spesso, queste ultime sono ritenute più importanti! Abbiamo ancora l’idea che se uno non lavora per la catechesi, per l’animazione giovanile, per il settore caritativo, in fondo, non fa niente di importante, non è una persona veramente impegnata: se ci si occupa solo di Liturgia si sta dando ascolto più ai propri “pallini”, che non a una vocazione ecclesiale. L’idea che la scelta di operare nella Liturgia è – tutto sommato – una scelta di ripiego, è ancora un po’ troppo presente nelle nostre comunità. La prova di tutto questo è la scarsa quantità (e qualità!) d’investimento che si fa nella Liturgia, a differenza di altri settori di attività ecclesiale. La formazione fatta per quanto riguarda la Liturgia è ancora nettamente inferiore a quanto si fa e si propone per altri ambiti. Evidentemente, l’operatore liturgico è ancora in una situazione di minorità, con dei complessi d’inferiorità; e qui bisogna proprio che s’instauri un altro modo di pensare, diventando sempre più convinti, che occuparsi di Liturgia non è l’ultima cosa della vita di una parrocchia, non ci si occupa di un aspetto secondario, opzionale, ma addirittura dell’attività più importante, e non solo stando ai documenti della Chiesa, ma anche stando alla Storia, alla pratica concreta. Infatti quando ci occupiamo di Liturgia, ci occupiamo di quell’aspetto che veramente tocca la maggior parte di coloro che si accostano la Chiesa. Non c’è nessun’altra attività all’interno della pratica pastorale, che raggiunga un così grande numero di persone, come fa la Liturgia. Possiamo realizzare qualsiasi iniziativa, ma nessuna raggiungerà tutti i praticanti, come di fatto succede con le celebrazioni liturgiche.

Ogni comunità cristiana deve poter contare su persone che si dedicano in modo prioritario alla Liturgia; Si pensi a tutto il lavoro di programmazione, organizzazione e coordinamento delle persone impegnate nei vari ministeri. La consapevolezza che la Liturgia è “fonte e culmine” di tutto quello che fa la Chiesa, può anche aiutare a recuperare maggiormente quella particolare dicitura che è “la pastorale liturgica”. Un’espressione che manifesta la pari dignità rispetto alle altre azioni pastorali (dell’evangelizzazione, della catechesi, della carità, ecc.) e, allo stesso tempo, ci dice anche che questa è un’attività della Chiesa, non è un capriccio di qualcuno e che anzi la Liturgia è proprio da intendere in senso squisitamente pastorale. Parlare di pastorale liturgica vuol dire togliere l’equivoco, l’ambiguità che la Liturgia possa essere una cosa da sacrestia, da maniaci del rubricismo, del giocare con le ampolline o con l’incenso…!

Quindi parlare di pastorale liturgica vuol dire liberare la Liturgia da quegli angusti e ambigui recinti che hanno imprigionato questa bellissima azione della Chiesa. La qualità della pastorale liturgica esige altresì che sia bene organizzata e coordinata. I vari ministeri, che entrano in gioco durante una celebrazione, necessitano di molta attenzione, sia nella fase organizzativa, in quella operativa e in quella formativa. Si delinea così quello che generalmente identifichiamo come “Gruppo liturgico” o che forse sarebbe meglio dire l’Équipe della pastorale liturgica, quasi a voler intendere un ampio gruppo comprendente tutti coloro che, a diversi livelli e con diverse competenze, fanno qualche cosa nella Liturgia. «Bisogna darsi da fare perché il senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della Messa domenicale» (Sacrosanctum Concilium, 42).